68 anni fa: il 20 luglio 1944 Adolf Hitler sopravvive al Complotto del 20 luglio, un tentativo di assassinio guidato da Claus von Stauffenberg

Tre ore di volo assolato sul Brandeburgo e sulla Prussia… La prima visita di Stauffenberg, dopo l’atterraggio, è per il generale Erich Fellgiebel, anello importante della congiura poiché deve, subito dopo l’attentato, isolare il quartier generale del defunto Führer. Attraversando parecchi posti di controllo, che verificano le identità, ma non si occupano dei bagagli, la macchina inviata all’aeroporto depone Stauffenberg davanti all’accampamento di Keitel. Il colonnello discende, portando a fatica la sua borsa con le tre sole dita dell’unica mano. L’altra bomba resta nella macchina con Haeften. Essa costituisce un duplicato inutile poiché Stauffenberg non può, fisicamente, entrare da Hitler con due borse. Del resto gli artificieri della congiura non hanno garantito che un solo ordigno, esplodendo in uno spazio chiuso, non lascerà sopravvissuti… Con Keitel, Stauffenberg accenna all’oggetto della sua visita a Rastenburg: le nuove divisioni formate dall’Ersatzeer, reclute di terzo bando alle quali Hitler ha dato il nome altisonante di Volksgranadieredivisionen. Quando Keitel prende il suo berretto per uscire, Stauffenberg va nel vestibolo, si isola e con la pinza spezza la capsula contenente l’acido che deve liberare il percussore. Niente può impedire che la bomba esploda dieci minuti più tardi.
Fuori, il feldmaresciallo si spazientisce. Il tempo disponibile non è molto, a causa di una visita di Mussolini, che, dopo aver ispezionato quattro divisioni italiane in formazione in Germania, all’inizio del pomeriggio deve arrivare alla stazione di Rastenburg. Stauffenberg esce scusandosi. Keitel si offre di portargli la borsa. Egli rifiuta con un grazioso sorriso. Civetteria di mutilato.
Il rapporto ha luogo nella Lagebaracke, come tutte le volte che la regione non è in stato di allarme aereo. E’ una costruzione di legno, protetta da un leggero strato di cemento armato, rischiarata da dieci finestre e preceduta da una centrale telefonica sorvegliata da un sottufficiale. Stauffenberg, con voce molto chiara, dice a questi che attende una comunicazione urgente da Berlino, poi, dietro a Keitel e al generale Buhle, penetra nella sala delle conferenze. Sono le 12.30 passate, la seduta è aperta da qualche minuto, il generale Heusinger sta esponendo gli ultimi avvenimenti del fronte orientale. Keitel lo interrompe per spiegare la presenza di Stauffenberg. Unico seduto in mezzo a una ventina di persone in piedi, Hitler indirizza un piccolo saluto al colonnello mutilato, quindi chiede a Heusinger di ultimare la sua relazione. Stauffenberg depone la sua borsa contro uno dei robusti travicelli incrociati che sostengono il tavolo, dalla parte interna, cioè rivolta verso il Führer. Indietreggia di un passo, aspetta alcuni secondi, esce.
Keitel non lo ha visto uscire, ma ne constata l’assenza. A sua volta esce, con l’intenzione di dire a Stauffenberg che sta per giungere il suo turno di prendere la parola e che quindi deve tenersi pronto. Il colonnello non è nell’anticamera. Keitel, perplesso, rientra.
In questo istante, ore 12.42 la bomba esplode. Stauffenberg e Haeften avevano già lasciato lo Sperrkreis I, cioè il recinto del Führer. Essi aspettavano, fumando una sigaretta, nel secondo recinto, davanti all’ufficio di Fellgiebel. La detonazione che odono è pari a quella di una granata da 150. Vedono le fiamme, odono grida di dolore. Il lavoro è fatto.

Se volete continuare a leggere il racconto dettagliato della fallita Operazione Valchiria potete farlo sfogliando il 2° volume de La seconda guerra mondiale di Raymond Cartier nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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2 risposte a 68 anni fa: il 20 luglio 1944 Adolf Hitler sopravvive al Complotto del 20 luglio, un tentativo di assassinio guidato da Claus von Stauffenberg

  1. donnie86dc ha detto:

    Il gesto del colonnello è carico di significato non solo per l’atto in se, ma soprattutto per ciò che significa nell’ambito dell’inquadramento della Wermarcht nella guerra di Hitler. Spesso facciamo confusione tra Waffen SS e soldati dell’esercito regolare del Reich, unendo tutte le forze armate in un unico fascio di assassini. Si, è vero, l’ideologia nazista si era infiltrata efficacemente anche tra le fila del braccio militare professionista del Reich, ma è soprattutto vero che li più che altrove, la difficoltà di Hitler nel raggiungere il suo obiettivo (l’indottrinamento) fu elevata: questo perché la casta militare tedesca di sua natura era legata a giuramento di fedeltà nei confronti della Germania. Solo quelli che riuscivano a distinguere Hitler dalla Germania avevano chiara la visione di ciò che stava accadendo in Europa. Molti personaggi, a livelli anche alti, guardavano a Hitler con disprezzo: alcuni sin da subito, altri impararono a farlo col tempo. Ed è ingiusto che sui libri di storia di scuola non si accenni affatto, o lo si faccia con troppa superficialità, alla resistenza tedesca. Ci fu una resistenza, civile e militare. Ci furono diversi tentativi di rovesciare il regime e l’ultimo era quasi riuscito a colpire nel segno. Ci fu una vera e propria carneficina in seguito a questo evento: la purga più estesa che la Germania nazista avesse mai visto.
    E’ una parte di storia molto interessante e semi-sconosciuta. Un altro approfondimento che proporrei è quello firmato Joachim Fest (grande storico tedesco) ‘Obiettivo Hitler’, un libro che approfondisce le ragioni dell’azione e del fallimento di tutti i tentativi della parte civile e di quella militare di metter fine al regime.
    Bell’articolo, comunque… come sempre! 🙂

    • anticafrontierabb ha detto:

      Grazie Donato. Commenti come il tuo arricchiscono il nostro sforzo quotidiano teso ad ampliare le conoscenze storiche dei lettori e impongono una riflessione sulla seconda guerra mondiale e l’atteggiamento di una parte – sicuramente minoritaria, ma non per questo trascurabile – del popolo tedesco. Grazie per il suggerimento legato al libro di Jochim Fest, che ci procureremo e che sicuramente leggeremo. Nel caso non lo conoscessi ti proponiamo a nostra volta il libro di Enzo Collotti “La Germania nazista – Dalla repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano”, soprattutto il capitolo nono dedicato all’opposizione antinazista. E se un giorno verrai a trovarci potremo approfondire i nostri comuni interessi davanti a una bella tazza di caffè e magari riscoprire memorie e tracce della Linea Gotica, ancora oggi molto presenti nel nostro territorio appenninico. Con molta stima, un saluto dall’Antica Frontiera.

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