43 anni fa: il 16 luglio 1969 parte l’Apollo 11, che porterà l’uomo sulla Luna

In Florida, la mattina del 16 luglio, quasi un milione di spettatori era accalcato sulle strade attorno a Cape Kennedy per assistere al lancio. Con un lungo boato l’enorme Saturno 5 si sollevò verso il cielo e si inclinò sopra l’oceano. Tre giorni più tardi l’equipaggio (Neil A. Armstrong, il civile al quale era stato affidato il comando della missione; Edwin E. “Buzz” Aldrin jr., colonnello dell’aeronautica militare laureato in astronautica; e Michael Collins, tenente colonnello dell’aeronautica, che doveva rimanere in orbita lunare nel modulo di comando mentre Armstrong e Aldrin scendevano con l’Eagle sul Mare della Tranquillità) cominciava a orbitare attorno alla luna. Nelle prime ore del pomeriggio del 20 (ora dell’est degli Stati Uniti), l’Eagle (“aquila”) con i due uomini del suo equipaggio si staccava dal modulo di comando e scendeva su un’orbita più bassa, a una quota di 15 km dalla superficie lunare. Al momento programmato, Armstrong diede inizio alla discesa finale, della durata di 10 minuti. A mano a mano che l’Eagle si avvicinava alla superficie della luna, Armstrong, resosi conto che, col sistema automatico di guida, il modulo si stava dirigendo proprio su un cratere tutto cosparso di grosse pietre, si affrettò a prendere personalmente il comando della manovra per dirigere il veicolo in una zona più adatta all’allunaggio. Poco dopo, dalla luna arrivavano alla base di controllo a terra queste parole: “Houston, qui base della Tranquillità. L’Eagle è atterrata”.
Erano i primi visitatori di un mondo privo di vita, ma non erano soli. “Sappiate” diceva loro il messaggio radio proveniente dal centro per il volo spaziale umano di Houston, nel Texas, “che vi è una quantità di facce sorridenti in questa stanza, e in tutto il mondo.” La risposta immediata dalla luna fu: “Ve ne sono due anche quassù”. Proprio un momento prima, alle 16.17 (ora estiva di Houston, corrispondente alle 22.17 ora italiana) del 20 luglio 1969, si era posato su una zona chiamata Mare della Tranquillità il modulo lunare Eagle. Sei ore e mezzo più tardi (esattamente alle 4.56’31” ora italiana del 21 luglio), Armstrong passava, sistemandosi la gonfia tuta spaziale, dal portello dell’Eagle e scendeva la scaletta. Mentre questo accadeva, centinaia di milioni di persone potevano assistere all’evento storico che compariva sui teleschermi. “Sto per staccarmi dal modulo lunare” riferiva Armstrong. “Per un uomo è un piccolo passo, per l’umanità un balzo gigantesco”.
Armstrong e Aldrin passarono sulla luna più di 21 ore, di cui due circa fuori della capsula. A protezione dall’ambiente inclemente e privo d’aria della luna, dove vi sono sbalzi di temperatura di 250°C e dove micrometeoriti piovono a una velocità di 100.000 km l’ora, i due astronauti indossavano speciali tute isolate e pressurizzate, stivali, guanti, casco con visiera, e portavano sulle spalle uno zaino contenente le apparecchiature per il rifornimento di ossigeno, per l’eliminazione dell’anidride carbonica e del vapore acqueo, e per la refrigerazione. A terra gli equipaggiamenti pesavano quasi 85 kg, ma sulla luna, dove la forza di gravità è circa un sesto di quella terrestre, pesavano solo 14 kg e mezzo. Camminando sulla luna, Armstrong descrisse il nostro satellite come dotato di “una sua aspra bellezza. Assomiglia a certe zone desertiche degli Stati Uniti”. Aldrin adoperò i termini di “magnifica desolazione”. I due uomini studiarono il terreno nell’immediata vicinanza dell’LM (modulo lunare), installarono apparecchiature per tre esperimenti scientifici, e raccolsero campioni di polvere e sassi. Il decollo e l’aggancio con l’SM (modulo di servizio) Columbia furono regolari e il 24 luglio, circa 195 ore dopo il lancio, il CM (modulo di comando) ammarava nel Pacifico.

Se volete potete rivivere gli eccitanti momenti della conquista della Luna leggendo il libro Ventesimo secolo – i grandi avvenimenti che gli hanno dato un volto nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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