913 anni fa: il 15 luglio 1099 i soldati cristiani prendono la Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dopo un difficile assedio

In Palesina, la Prima Crociata si scontrò con gli eserciti fatimidi che avevano molto in comune con quelli di Bisanzio e dell’Europa mediterranea. La loro cavalleria di élite era probabilmente tanto pesantemente armata quanto quella dei crociati, mentre la loro tecnologia in fatto d’armi era probabilmente più avanzata. I fatimidi, in realtà, avevano riconquistato Gerusalemme a discapito dei turchi soltanto pochi mesi prima che i crociati apparissero, ed è stato suggerito che parte della precedente guarnigione turca rimase al servizio fatimide. A questi, si aggiungevano le truppe fatimide, alcune delle quali d’origine sudanese e una milizia locale ahdath che includeva musulmani ed ebrei. Le milizie ahdath giocarono anche un ruolo dominante nella difesa delle città costiere fatimidi in Libano e Palestina – l’ultima delle quali, Ascalona, resistette fino al 1153.
I primi eserciti crociati che si misero in cammino, in realtà, non erano armate ufficiali. Queste furono le cosiddette Crociate dei Contadini. Le Crociate erano, in ogni caso, un affare costoso e solo pochi dei più poveri vi presero parte. Lo stesso Papa enfatizzava la necessità di preparazione materiale e la stabilità negli affari di quelli che vi partecipavano, prima di lasciare casa. La maggior parte di coloro che si mettevano in cammino era moderatamente benestante, comunque le loro azioni erano sgradite a una Chiesa e un’aristocrazia che non controllavano tali spedizioni. Tuttavia la maggior parte di loro era guidata da cavalieri e contava molti combattenti di professione tra i suoi ranghi.
Il primo gruppo partì sotto Walter detto “the Penniless” (“senza danari”) e mantenne relativamente una buona disciplina. Le successive, sotto Pietro l’Eremita e Fulk, furono più disordinate, nonostante l’esercito di Pietro giungesse a Costantinopoli. Una quarta spedizione, sotto Gottschalk, era ben attrezzata e apparentemente disciplinata, ma soffrì la reputazione di coloro che l’avevano preceduta; essa fu sbaragliata dagli ungheresi. La quinta e ultima Crociata dei Contadini, sebbene vistosa e guidata da membri della nobiltà, si comportò male in Germania, cercò di assediare una città di frontiera ungherese e fu ugualmente annientata. Quelli che riuscirono a raggiungere il territorio turco furono massacrati perché la loro coesione era svanita, e ciò a sua volta dipese dall’esaurirsi delle risorse economiche con le quali rifornirsi di cibo. Inoltre, militarmente, essi erano incapaci di competere con le tattiche e la disciplina dei loro nemici turchi.
Molti dei “poveri” marciarono nella Prima Crociata ufficiale, e molti altri partecipanti si trovarono nella povertà più disperata prima di giungere a Gerusalemme. Le prospettive di guadagno materiale erano, in realtà, così deboli e i rischi così alti che era rimasto poco spazio per motivazioni puramente materiali. L’ossessione del danaro e del bottino mostrata da così tanti crociati era, alla base, una questione di sopravvivenza. Molti, comunque, morirono di fame lo stesso, in particolare in Anatolia e nell’assedio d’Antiochia. I “poveri”, la cui epica lotta raramente interessò la penna del cronista, furono probabilmente una forza più potente di ciò che è generalmente riconosciuto – anche se soltanto come una minaccia brontolante sullo sfondo. La loro impazienza per i litigi dei loro capi esplose nella Siria del nord, nell’inverno 1098-9, costringendo i nobili a rinnovare la marcia su Gerusalemme. Fu intorno a questo periodo che un soldato normanno semi-leggendario, conosciuto come il “re dei tafuri”, emerse dall’oscurità. I tafuri sembrano esser stati un gruppo particolarmente fanatico di crociati diseredati che usavano espellere dai loro ranghi chiunque ottenesse un po’ di danaro. La loro tendenza al massacro e allo stupro e la loro, forse mitica, abitudine di mangiare i turchi morti durante la carestia d’Antiochia, trasformò i tafuri in una leggenda, mentre il loro “re” divenne una figura importante nell’epica letteraria successiva.
Tra i grandi guerrieri della Prima Crociata si contavano uomini come l’italo-normanno Tancredi, che conosceva l’arabo, mentre altri avevano prestato servizio a Bisanzio contro i musulmani di Sicilia o in Spagna. La forza complessiva dell’esercito è sconosciuta, ma è stata stimata sui 30.000 fanti e su più di 4.500 soldati a cavallo alle porte di Nicea (Iznik) nel 1097, oltre i non-combattenti. Enormi perdite durante la marcia attraverso l’Anatolia ridussero la forza combattente a qualcosa come 12.000 uomini, alle porte di Gerusalemme nel 1099, dei quali non più di 1.300 erano cavalieri. Le perdite di cavalli furono ancora più grandi, cosicché il numero della cavalleria in Siria può esser stato di cento o duecento nel giugno del 1098, con altri uomini che combattevano sui muli. Ovviamente, fu fatto qualsiasi sforzo al fine di catturare cavalli da monta nelle regioni dove si allevavano cavalli, nella Siria del nord. Molte armi e armature, inoltre, erano state abbandonate nella marcia, ma nonostante tutto, quest’esercito derelitto combatté ancora sotto le bandiere, sia dei grandi signori che dei minores (capi minori), alcuni dei quali erano già conosciuti dal nemico musulmano.
Una delle caratteristiche più interessanti di queste prime crociate fu la velocità con la quale esse marciarono attraverso l’Europa e il Medio Oriente; le forze di Goffredo di Buglione si spostarono alla media di 25 km al giorno per 89 giorni, dei quali 59 furono in realtà su strada. La Crociata dei Contadini di Pietro l’Eremita riuscì a percorrere 28 km al giorno in 103 giorni, dei quali 86 di marcia. Gruppi più piccoli di uomini a cavallo potevano fare da 30 a 40 km al giorno per un periodo limitato, mentre la colonna di alcuni dei grandi eserciti successivi era lunga addirittura tre giorni. Naturalmente c’erano delle diserzioni, ma ritardatari si univano alla colonna e le truppe potevano essere raccolte lungo la via. Un certo Hugh Bunel arrivò durante l’assedio di Gerusalemme, avendo vagabondato in Medio Oriente per 20 anni, dopo aver commesso un omicidio nella nativa Francia. Molti normanni, danesi, francesi e anglosassoni avevano prestato servizio nelle guarnigioni di frontiera sudorientali di Bisanzio meno di una generazione prima, e molti si fermarono per combattere sia con gli armeni che con i turchi, mentre dei “franchi” di non meglio precisate origini occidentali avevano prestato servizio nell’Egitto fatimide fino al 12° secolo inoltrato.
Come se la Prima Crociata non avesse fronteggiato abbastanza problemi, presto essa si trovò a contrastare i bizantini. Una corrente di sentimento anti-bizantino fra la truppa era sgradita ai capi che si rendevano conto di aver ancora bisogno dell’Impero bizantino per i rifornimenti, per le comunicazioni d’oltremare e perché esso rimaneva, a dispetto dei recenti sconvolgimenti, la maggiore potenza cristiana in Medio Oriente. Tuttavia i crociati occuparono e ressero Antiochia senza l’aiuto bizantino in una serie di episodi che al tempo furono ritenuti miracolosi. Contrasti sul futuro della città non fecero altro che peggiorare una già divisa classe leader. Il ritrovamento della supposta Lancia Sacra [la lancia usata per ferire il costato del Cristo sul Golgota, oggi conservata a Vienna, N.d.C.] può esser giunto in un momento conveniente per riunificare i ranghi, tuttavia tali miracoli erano comunemente creduti e non dovrebbero esser visti in una luce troppo cinica.
La conquista di Gerusalemme nella Prima Crociata è stata probabilmente meglio analizzata di qualsiasi altra battaglia delle Crociate: in ogni modo rimangono dubbi e nuovi fatti stanno ancora venendo alla luce. Sembra adesso che non solo tutti i cristiani furono cacciati come spie dalla guarnigione fatimide e lettere superstiti nella Geniza del Cairo (archivio di documenti della sinagoga) mostrano che i crociati non riuscirono interamente a sterminare i restanti abitanti non cristiani. Come è risaputo, parte della guarnigione si consegnò come prigionieri di guerra. Alcuni cristiani possono esser stati trovati mentre si rifugiavano nella Chiesa del Santo Sepolcro e gli ebrei sopravvissuti furono costretti a sgombrare i corpi dei crociati caduti prima di fuggire verso Ascalona, retta dai fatimidi, insieme con la guarnigione riscattata. Altri prigionieri non riscattati furono più tardi massacrati, sebbene pochi sopravvissero convertendosi al cristianesimo. Gerusalemme era stata occupata e rioccupata molte volte durante i precedenti conflitti fra i musulmani, ma non aveva mai visto un tale massacro, e la bestialità dei cristiani occidentali “franchi” suscitò ondate di orrore nella regione. D’altra parte, i crociati non sembrano essersi lasciati andare nel rituale, e in parte simbolico, stupro delle prigioniere che invece era stata una caratteristica delle guerre precedenti. Né essi ignoravano il valore del loro bottino, essendo stati più tardi molti libri riscattati da somme considerevoli di danaro.

Se volete approfondire la lunga serie di spedizioni militari che per quasi due secoli gli eserciti cristiani condussero contro i musulmani potete farlo sfogliando le pagine del 95° volume di Eserciti e battaglie Le crociate nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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