69 anni fa: il 9 luglio 1943 comincia l’Operazione Husky e le forze alleate eseguono l’invasione anfibia della Sicilia

L’11 giugno 1943 vi fu l’umiliante resa del presidio dell’isola di Pantelleria, prologo dell’attacco alla Sicilia. Dopo Pantelleria – il 24 giugno – Mussolini pronunciò, davanti al direttorio del Partito nazionale fascista, un discorso che tradiva, sotto l’ostentata sicurezza, molto disagio e imbarazzo.
“Un giorno dimostrerò – disse – che questa guerra non si poteva, non si doveva evitare, pena il nostro suicidio.” Quindi ribadì le sue speranze e le sue certezze, che sarebbero state cancellate nel volgere di un mese: “Bisogna che non appena il nemico tenterà di sbarcare (in Sicilia – N.d.A.) sia congelato su quella linea che i marinai chiamano della bagnasciuga, la linea della sabbia dove l’acqua finisce e comincia la terra. Se per avventura dovesse sbarcare, bisogna che le forze di riserva, che ci sono, si precipitino sugli sbarcati, annientandoli fino all’ultimo uomo”. Parole, solo parole.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio l’armata anglo-americana, con i suoi 2800 tra navi e mezzi da sbarco, i suoi 150 mila uomini, i suoi 600 carri armati, i suoi 1000 cannoni, si presentò davanti alle coste siciliane. Eisenhower capeggiava, tra Algeria, Tunisia e Libia, forze equivalenti a trentacinque divisioni: ne utilizzò sette.
La resistenza iniziale fu debole, in parecchi punti inesistente. Le divisioni costiere non diedero alcuna preoccupazione agli anglo-americani che lamentarono perdite di mezzi da sbarco e di uomini molto inferiori al previsto. Il presidio della Marina di Siracusa – conquistata nel volgere di poche ore – si arrese senza sparare un colpo. Scandaloso fu l’abbandono di Augusta, una potente, munita piazzaforte che venne evacuata (e i suoi cannoni distrutti) prima che un qualsiasi reparto nemico si affacciasse all’orizzonte. Lo sfascio delle forze italiane era stato, salvo le solite onorevoli ma non risolutive eccezioni, desolante. Gli episodi di impreparazione e anche di codardia, nei comandi e nella truppa, furono innumerevoli. Il bilancio finale delle perdite nell’intera campagna di Sicilia – 4178 morti italiani, contro 5 mila morti e 15 mila feriti dei tedeschi, e 22 mila tra morti e feriti degli alleati – dimostra che la resistenza fu vergognosamente debole. I soldati disertarono e si arresero in gran numero: ma il cattivo esempio venne senza dubbio dall’alto.

Se volete approfondire la campagna d’Italia delle truppe anglo-americane durante la Seconda guerra mondiale potete farlo sfogliando le pagine del libro di Indro Montanelli Storia d’Italia – L’Italia del Novecento nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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