202 anni fa: il 5 luglio 1810 viene inaugurata a Bologna l’Arena del Sole

Per ritrovare nella via dell’Indipendenza un edificio interessante sotto vari aspetti, occorre arrivare allo slargo dove sorge – al di là della via Augusto Righi – il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi (1900) dello scultore Arnaldo Zocchi. Di fronte ad esso è la facciata di quello che fu probabilmente il teatro ottocentesco più caro ai petroniani, e di cui vale la pena tracciare in breve la storia.
Il 5 luglio 1810, pagando l’iperbolica somma di diciassette centesimi per il biglietto, i bolognesi inaugurarono quello che fu definito il più popolare teatro d’Italia. L’Arena del Sole, a cielo aperto e con la sua struttura velleitariamente classicheggiante adorna di gradinate e ringhiere, aveva iniziato la sua non breve vita.
Il suo ideatore, Pietro Bonini, era riuscito ad ottenere licenza di costruire un teatro nell’area dell’antico convento delle monache Domenicane di Santa Maria Maddalena, situato fra le strade di Galliera, della Maddalena (ora scomparsa), dei Falegnami e del Borgo San Giuseppe (scomparso anch’esso). La scelta era stata ben ponderata dal Bonini, perché i locali delle monache si trovavano a pochi passi dalla frequentatissima piazza d’Armi (ora piazza VIII Agosto) – zeppa di attrazioni e luogo di mercato – e dal giardino della Montagnola, frequentato di giorno da una notevole folla di gente d’ogni estrazione sociale.
Pietro Bonini, però, per questo suo teatro puntò particolarmente sul popolo, ed ebbe ragione; proprio le classi meno abbienti, costituite da artigiani, operai, facchini, tabacchine, sartine e popolani di ogni risma furono il pubblico fedelissimo e rumoroso dell’Arena, al quale non di rado si mescolavano anche i borghesi e gli intellettuali della città. In realtà la promiscuità fra il popolo e la borghesia non fu mai totale, poiché i borghesi e i benestanti occupavano di solito le sedie di platea, mentre i popolani e studenti gremivano le gradinate.
Agli inizi l’Arena del Sole ospitò spettacoli piuttosto scalcagnati come, ad esempio, quello dal prolisso titolo La forza dell’amicizia contro il Cavaliere Nero, ossia gli amorosi equivoci della Mora vecchia e sorda con gran combattimenti contro i mori, rappresentato nel 1816 dalla compagnia Consoli. Le farse, poi, erano annunciate nei cartelloni e nelle locandine con frasi paradossali di questo tipo: “Lo spettacolo sarà chiuso con una tragedia tutta da ridere”.
Successivamente subentrarono però anche famose compagnie, come quella di Zuccato, di Righetti, di Marchionni e Giacomo Modena, nonché tante altre, compresa quella di Luigi Pezzana e di Domeniconi-Coltellini.
Importante per il suo significato la rappresentazione del dramma che s’intitolava La memorabile vittoria dell’VIII Agosto sulla Montagnola ovvero il trionfo del popolo bolognese contro i barbari tedeschi, scritto da Agamennone Zappoli. Fu dato il 28 agosto 1848, a pochi giorni di distanza dallo storico avvenimento; gli spettatori erano proprio gli stessi che avevano vissuto la gloriosa giornata e – trasportati dagli entusiasmi e dai furori rievocati sulla scena – si lasciarono frequentemente andare ad intemperanze contro quei disgraziati attori che impersonavano gli austriaci e che, secondo il canovaccio, dovevano scagliare improperi contro i bolognesi.
Ci sembra inutile qui elencare tutte le compagnie teatrali che nell’Ottocento e nel Novecento calcarono le scene dell’Arena del Sole, anche se è doveroso menzionare attori come Eleonora Duse, Maria Melato, Ermete Novelli, Lyda Borelli, Dina Galli, Gandusio, Petrolini, Musco, Tatiana Pavlova, Irma ed Emma Grammatica, Ermete Zacconi, Ferruccio Garavaglia, Viviani e Marta Abba.
In quanto ai restauri, l’Arena ne subì tre: il primo, che trasformò la facciata, coincise con il lavori di proseguimento di via dell’Indipendenza (1887-1888); il secondo, nel 1935, trasformò anche l’interno adattandolo agli spettacoli cinematografici; il terzo fu l’ammodernamento del 1950 che ebbe poi ulteriori ritocchi, i quali però non ne modificarono sostanzialmente la struttura. La facciata, sulla quale appare la scritta “Luogo dato agli spettacoli diurni”, fu costruita nel 1888 dall’ingegnere Gaetano Rubbi.
E la naturale appendice del teatro fu il suo dirimpettaio (o quasi) Caffè dell’Arena, frequentato da capocomici, attori, guitti, scrittori, poeti, letterati, e anche da personalità politiche, ai quali si mescolava un’umanità eterogenea, composta da donnine più o meno facili, nottambuli incalliti, scrocconi, “macchiette” e da molti di coloro che occasionalmente o abitualmente assistevano agli spettacoli teatrali. Nato inizialmente come bottega da fornaio e trasformato per l’opportunità in mescita di birra e caffè caldo per operai e facchini, assurse al rango di locale pubblico alla moda con l’affermarsi dell’Arena del Sole; fra i più assidui frequentatori del Caffè ricordiamo, fra gli altri, gli attori Enrico Cappelli, Ferruccio Garavaglia, Ermete Zacconi e il divertentissimo Fregoli che aveva sempre un’infinità di storielle da raccontare e un affollatissimo uditorio.

Se volete rivivere le suggestioni dei teatri ottocenteschi nel capoluogo emiliano potete sfogliare il libro di Athos Vianelli Le strade e i portici di Bologna, disponibile nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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