149 anni fa: il 1° luglio 1863 inizia la Battaglia di Gettysburg

La battaglia di Gettysburg fu il vero e proprio punto di svolta strategico della guerra civile americana. Resosi conto che il prolungarsi ulteriore della lotta non poteva che andare a vantaggio dell’Unione, la cui superiorità nei campi dell’industrializzazione, del potenziale umano e della struttura economica, stava sempre più pesando sulla bilancia della guerra, il generale Robert E. Lee, comandante dell’armata della Virginia settentrionale, d’accordo col presidente Davis aveva messo a punto un piano che, se fosse riuscito, avrebbe potuto, se non dare la vittoria al Sud, almeno riaprire la strada verso una soluzione negoziale del conflitto.
L’idea era semplice: invadendo la Pennsylvania e minacciando la capitale federale Washington, Lee sperava di attirare l’Armata del Potomac, principale esercito unionista nell’est, in una battaglia campale che, se vinta dai Confederati, avrebbe potuto costringere Lincoln – che aveva a che fare con una serie di disordini contro la guerra in alcune delle città industriali più importanti – a recedere dalla richiesta di resa posta alla Confederazione come condizione per la cessazione delle ostilità, e avrebbe potuto offrire ai belligeranti una soluzione onorevole per uscire dalla guerra.
Non ci fu la vittoria confederata, come vedremo; al contrario, la sconfitta subita da Lee sul campo di Gettysburg affrettò la fine del sogno secessionista degli stati meridionali, ma resta da chiedersi se, in ogni caso, il calcolo di Lee e di Davis fosse giusto.
Ormai la lotta ingaggiata dai contendenti era una lotta mortale, tra due concezioni differenti del futuro del grande Paese nord-americano. Al di là della questione della schiavitù, che comunque Lincoln sinceramente aborriva, era in gioco quale avrebbe dovuto essere la via da seguire per l’America nei decenni seguenti.
Appare molto improbabile che l’establishment industriale settentrionale potesse comunque accettare una situazione di compromesso che lo avrebbe privato di quella vittoria totale che gli serviva per imporre il proprio modello di sviluppo e la propria egemonia economica all’intero Paese. Da questo punto di vista si può allora dire che i caduti confederati a Gettysburg, dove molte delle brigate sudiste lottarono con un valore incredibile, non avrebbero nemmeno col loro sacrificio mutato il corso di eventi che la disparità di risorse tra le due fazioni e la stessa direzione del progresso avevano in qualche modo già segnato.

Se volete approfondire l’epico scontro che segnò le sorti della Guerra di Secessione Americana potete farlo sfogliando il 26° volume de La Storia – Le grandi battaglie: armi tattiche e strategie militari nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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