98 anni fa: il 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e sua moglie Sofia vengono uccisi da un nazionalista serbo Gavrilo Princip, l’episodio diventa il casus belli della prima guerra mondiale

28 giugno 1914: alle 10 del mattino l’auto, una Graf Stift quattro cilindri scoperta con a bordo l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia, percorre il ponte Cumurja tra due ali di folla. L’erede al trono d’Austria-Ungheria è a Sarajevo per rafforzare i legami con la Bosnia-Erzegovina, annessa di recente da Vienna. Una bomba si leva dalla folla, il detonatore salta ferendo Sofia di striscio, l’ordigno esplode sotto un’auto di scorta. L’attentatore è arrestato, Francesco Ferdinando illeso. E se dopo il fallito attentato l’arciduca decidesse di tornare a Vienna? Uno spunto perfetto per una storia di fantapolitica. E invece Francesco Ferdinando si avvia incontro al destino in perfetto stile austriaco: il Municipio, la visita ai feriti dell’attentato, un nuovo, lento corteo fino all’Appelkai; e poi i colpi di pistola di Gavrilo Princip che spezzano la vita dell’arciduca e della moglie.
L’Austria-Ungheria del vecchio Francesco Giuseppe si lascia trascinare dalla Germania del giovane Guglielmo II nel braccio di ferro. L’ultimatum alla Serbia, dalle condizioni inaccettabili, è respinto. Vienna sceglie la guerra. Fra il 28 luglio e il 12 agosto il meccanismo delle alleanze trascina Berlino, Mosca, Londra e Parigi.
Durante il conflitto, e soprattutto dopo la sconfitta degli Imperi centrali, i vincitori faranno di tutto per addossare alla sola Germania, con il suo militarismo e la sua inarrestabile Weltpolitik, la responsabilità di aver scatenato la guerra. Ma ancora oggi (superato il concetto di uno Stato “aggressore”) è difficile comprendere quale miscela esplosiva i colpi di Princip abbiano innescato. La rivalità navale tra Germania e Inghilterra, il revanscismo francese, il contrasto austro-russo nei Balcani, la spartizione dell’eredità ottomana, le paure di Berlino per il riarmo russo, le questioni coloniali sono tutti fattori di crisi. E fra 1908 e 1914 l’annessione della Bosnia-Erzegovina, il fallimento delle trattative anglo-tedesche, la seconda crisi marocchina e le guerre balcaniche pongono le premesse del conflitto.
Eppure nessuno di questi elementi è così grave da non poter essere composto, come tante volte è accaduto nell’Ottocento, un secolo dominato dalla paura di ripetere l’interminabile esperienza delle guerre rivoluzionarie e napoleoniche. La verità è piuttosto che l’Europa del Novecento non ha più paura della guerra. Tutti sono anzi pronti a gettarsi nella contesa, troppo a lungo rimandata, per l’egemonia continentale. E tutti credono che la guerra sarà breve. E che sarà l’ultima. Sbagliano in entrambi i casi.

Se volete approfondire la genesi della Grande Guerra potete farlo sfogliando le pagine dell’atlante Prima Guerra Mondiale e degli altri testi sullo stesso tema presenti nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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