67 anni fa: il 26 giugno 1945 viene firmato lo statuto delle Nazioni Unite

Sul finire della Seconda Guerra mondiale, i rappresentanti di 50 nazioni alleate si riunirono a San Francisco per porre quelle che speravano diventassero le basi per una pace duratura. Il giorno in cui si iniziò la conferenza, il 25 aprile 1945, l’Unione Sovietica annunciava che Berlino era appena stata accerchiata dall’Armata rossa: la guerra, che aveva devastato l’Europa e l’Estremo Oriente per oltre cinque anni, era quasi alla fine. Elettrizzati per l’approssimarsi della vittoria, gli uomini riuniti a San Francisco dichiararono, con accenti di fiducia, che si dovevano creare le condizioni perché un olocausto simile non avvenisse mai più. Nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite, firmata il 26 giugno, proclamarono infatti la loro unanime determinazione “a salvare le generazioni future dal flagello della guerra (…) ad affermare la fiducia nei diritti umani fondamentali (…) a stabilire le premesse per il perdurare di giustizia e rispetto verso (…) la legge internazionale, e a promuovere il progresso sociale”.
Non era la prima volta, nel corso del secolo, che si dava avvio a un compito tanto ambizioso. Un organismo analogo, la Società delle Nazioni, era stata creata dopo la Prima Guerra mondiale, e per 20 anni i Paesi membri si erano battuti per la pace: con qualche successo parziale, ma, alla fine, invano.
Anche l’organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.) era frutto della guerra: prendeva nome dall’alleanza militare formalizzata nella dichiarazione delle nazioni che per la prima volta si definivano “unite”, pubblicata il 1° gennaio 1942. Tale dichiarazione, firmata a Washington da Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica e altri 23 Paesi, riguardava ovviamente in primo luogo lo sforzo bellico contro la Germania e il Giappone. Ma anche quando, durante la guerra, le loro fortune militari toccarono il punto più basso, le tre grandi potenze diedero una marcata priorità alle dimensioni relative alla fondazione di un organismo mondiale per il mantenimento della pace. In preparazione alla conferenza di San Francisco, delegati dei tre Grandi e della Cina si incontrarono nel 1944 a Dumbarton Oaks, una villa, sede di un istituto universitario, nella capitale federale degli Stati Uniti, Washington, per redigere un piano per le Nazioni Unite. Le loro proposte, a parte poche eccezioni, fornirono la traccia per lo statuto della futura organizzazione.
Gli artefici dell’O.N.U. erano profondamente consapevoli dei difetti responsabili del fallimento della Società delle Nazioni. In primo luogo, l’insieme dei suoi membri non aveva mai veramente rispecchiato le realtà politiche del mondo. Benché Woodrow Wilson avesse messo in gioco il prestigio della propria presidenza nel tentativo di far accettare la Società delle Nazioni al Congresso americano, gli Stati Uniti non vi aderirono mai, avendo preferito evitare, secondo una tradizionale politica isolazionista, ulteriori coinvolgimenti in problemi di politica estera. Inoltre, i Paesi dell’Europa Occidentale, temendo la minaccia del bolscevismo, rifiutarono di ammettere nella Società l’Unione Sovietica fino al 1934, epoca in cui tanto il Giappone quanto la Germania, in risposta alle critiche al loro crescente militarismo, ne erano invece usciti.
La Società, inoltre, non era mai stata in grado di spalleggiare con una forza militare le proprie decisioni. Pur potendo esercitare un certo grado di pressione mediante censure verbali e sanzioni economiche, era impotente ad agire nei casi di clamorose aggressioni armate. Quando il Giappone si impadronì della Manciuria nel 1931, quando l’Italia nel 1935 invase l’Etiopia e, di nuovo, quando la Germania attuò l’annessione dell’Austria nel 1938, gli “addetti alla pace” poterono solo protestare da Ginevra.
Memori di questi difetti della Società delle Nazioni, i fondatori dell’O.N.U. cercarono di essere più pratici dei loro predecessori, che avevano ingenuamente sperato che la semplice esistenza di un’organizzazione del genere avrebbe garantito la pace. Un’eloquente nota cautelativa fu diramata dal comitato per le relazioni estere del senato statunitense, che, nel raccomandare l’approvazione della Carta dell’O.N.U., ammoniva che “né questa Carta, né alcun altro documento o formula che si possa escogitare può evitare la guerra (…) Le Nazioni Unite saranno, nel migliore dei casi, un punto di partenza per la creazione di quelle condizioni di stabilità in tutto il mondo che favoriranno pace e sicurezza”.

Se volete potete approfondire il contesto storico che vide la nascita dell’O.N.U. leggendo il libro Ventesimo secolo – i grandi avvenimenti che gli hanno dato un volto nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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