216 anni fa: il 23 giugno 1796 viene firmato l’Armistizio di Bologna fra il Papato (pontefice Pio VI) e la Francia nella persona del generale Napoleone Bonaparte

Credo che a Bologna non ce ne siano più; o almeno io non ne conosco di visibili. Sono stati tutti eliminati da una attenta, e ben motivata, iconoclastia popolare. Parlo dei fasci: dei fasci littori, quelli datati B.V., ossia bieco ventennio. A Roma, ad esempio, se ne vedono ancora un po’ dappertutto; ma a Bologna no. Però l’altro giorno, mentre risalivo via d’Azeglio per far visita ad una persona ricoverata alla Maternità, un bel fascio littorio l’ho visto ancora campeggiare a coronamento d’un portale. Solo che il portale è d’epoca neoclassica, e il fascio anche.
Il portale, oggi murato, è quello che s’apriva nel breve tratto dell’allora “Istituto dei Bastardini”, verso la facciata della chiesa di San Procolo. In quel vasto edificio, dalla fine del Quattrocento fino ad oggi, venivano accuditi i neonati: allora solo quelli illegittimi, ed oggi senza più differenze. Come ogni istituto di pubblica assistenza, evidentemente anche quello venne posto sotto l’egida dello Stato al tempo del primo affermarsi delle idee rivoluzionarie di Francia, e del costituirsi della Repubblica Cisalpina.
E’ a quel tempo, infatti, che risale l’architettura del portale e la sua decorazione. Nel medaglione scolpito che lo sovrasta si vede una bella raffigurazione della repubblica, così come l’avevano immaginata gli artisti francesi, e così come compare sulle carte intestate o sulle carte da bollo nostrane di quegli anni (disegnate proprio da un pittore bolognese, Mauro Gandolfi: se ne trovano ancora, nelle librerie antiquarie).
E’ una giovane donna vestita alla romana, con in testa il berretto frigio che è ancor oggi emblema della repubblica francese; e s’appoggia, appunto, ad un fascio littorio. Che era simbolo, assieme, dell’unità delle forze popolari e della forza, dell’autorità che ne derivava. I fasci B.V. sono scomparsi a Bologna.
Ma anche quelli della Repubblica Cisalpina furono ovunque cancellati, dopo la restaurazione dell’Ancien Régime e col ritorno di Bologna sotto il governo pontificio. Nelle vie di Bologna questo dei “Bastardini” è forse il solo superstite.

Se volete scoprire altre tracce della Bologna cisalpina potete sfogliare il libro di Eugenio Riccòmini Il perditempo, disponibile nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

 

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