72 anni fa: il 21 giugno 1940 la Francia si arrende alla Germania

Il 21 giugno, dopo un viaggio di agonia su strade seminate di resti della disfatta, la delegazione Huntziger viene introdotta nel vagone del maresciallo Foch, tolto dal museo di Compiègne e, conformemente alle istruzioni di Hitler, rimesso al punto esatto dove si trovava l’11 novembre 1918. Secondo Weygand la firma dell’armistizio in mezzo ai boschi ha lo scopo di soddisfare l’orgoglio tedesco. Lo scopo di Hitler è, al contrario, quello di far sanguinare l’orgoglio francese. E’ presente la stampa internazionale e la radio tedesca descrive la cerimonia. Hitler percorre la radura col viso satanico, sogghigna davanti all’iscrizione dove si parla “del criminale orgoglio tedesco vinto dai popoli liberi che esso pretendeva asservire” e, dopo aver dato ordine di far sparire il ricordo di una disfatta che egli cancella, sale sul vagone e si siede al posto già occupato da Foch. Keitel dà lettura di un fascicolo che accusa la Francia di spergiuro e aggressione, quindi viene consegnato ai vinti il testo delle condizioni d’armistizio. Essi vengono avvisati che nessuna discussione sarà ammessa e che potranno soltanto chiedere chiarimenti. Huntziger ricorda invano che i plenipotenziari tedeschi nel 1918 furono autorizzati a consultare il loro governo prima di firmare le condizioni alleate. Tutto ciò che ottiene è una linea telefonica per leggere il “diktat” a Weygand. L’apparecchio fischia, gracchia e distrugge metà delle parole. Weygand ripete le frasi a mano a mano che riesce a comprenderle e il suo ufficiale d’ordinanza, il capitano Glaser, le trascrive. In questo modo viene notificato al Governo francese il suo contratto di servitù.

Se volete ripercorrere i giorni che portarono alla caduta della Francia potete farlo sfogliando il 1° volume de La seconda guerra mondiale di Raymond Cartier nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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