223 anni fa: il 20 giugno 1789 i deputati del terzo stato francese effettuano il Giuramento della Sala della Pallacorda

Il 5 maggio 1789, gli Stati generali furono solennemente aperti dal re a Versailles. Fin dal principio s’aprì un lungo dibattito che, in apparenza, verteva sulla procedura, ma, in effetti, concerneva l’esistenza stessa e i poteri degli stati. I poteri dei deputati sarebbero stati verificati in riunioni separate di ciascun ordine, o in seduta plenaria? In altre parole, si sarebbero conservate le forme del 1614, e, per conseguenza, il voto per ordine, che avrebbe data la maggioranza ai privilegiati, oppure si sarebbe ammessa la votazione per testa? Il Terzo, unanime, si batteva per la verifica dei poteri in comune e il voto per testa che, solo, avrebbe consentito riforme efficaci.
Pertanto rifiutò di verificare i poteri in assemblee separate e, il 10 giugno, invitò gli altri due ordini a unirsi a lui. Questi ultimi erano discordi, i nobili liberali e i curati pensavano come il Terzo, l’alto clero invece e la maggioranza della nobiltà erano per il rispetto della tradizione.
Alcuni curati vennero a unirsi al Terzo il 13 giugno. Incuranti dell’assenza della maggioranza dei privilegiati, i deputati del Terzo, che, seguendo l’esempio inglese, cominciano a chiamarsi deputati dei “comuni”, constatando che rappresentano il 98% della nazione, il 17 giugno dichiarano di costituire una “assemblea nazionale”. Presto si attribuiscono l’approvazione delle imposte, confermando provvisoriamente quelle esistenti: il che significava prevedere che, qualora il re e i privilegiati non accettassero i loro progetti, potrebbero, come i patrioti belgi, proclamare lo sciopero dell’imposta, minaccia straordinariamente grave per il governo reale.
Intanto Luigi XVI, di nuovo influenzato dalla corte, pensa ad annullare, con la forza, le decisioni del Terzo stato. Il 20 giugno dà ordine di chiudere la sala delle riunioni; i deputati allora si recano nella sala del gioco della pallacorda e, per iniziativa di Mounier, prestano entusiasti all’unanimità il giuramento di “non separarsi mai e di riunirsi ovunque le circostanze l’esigessero fino a che non fosse sancita e fondata su solide basi la Costituzione”.
Nonostante questa imponente manifestazione, il re, spinto dai fratelli e dalla regina, decide di annullare, in una “seduta reale”, sorta di “letto di giustizia”, le decisioni del Terzo stato. La seduta si tiene il 23 giugno e in essa il re annuncia tutto un programma di riforme, ma non parla né del voto per testa, né dell’eguaglianza fiscale, né dell’abolizione del regime feudale. Dopo la lettura del discorso reale, il Terzo rimane nella sala e mantiene le proprie decisioni prese in nome della nazione. Mirabeau simbolizza questa resistenza replicando all’inviato del re: “Andate a dire a coloro che vi mandano che noi siamo qui per volontà del popolo e che non lasceremo il nostro posto che con la forza delle baionette”.

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