237 anni fa: il 15 giugno 1775 George Washington viene nominato comandante in capo dell’Esercito statunitense

George Washington (1732-1799) nacque da una famiglia di possidenti della Virginia, che discendevano da proprietari terrieri inglesi giunti nelle colonie a metà del sec. XVII.
Orfano di padre, fu allevato dal fratellastro Lawrence, che provvide alla sua educazione e alla morte gli lasciò la ricca tenuta di famiglia. Fin da adolescente mostrò una spiccata vocazione per la professione delle armi ed ebbe modo di manifestare le sue capacità nel 1753-1754, quando scoppiarono incidenti di frontiera tra Britannici e Francesi nell’alta valle dell’Ohio; il governatore della Virginia gli affidò allora incarichi militari; nel 1755 fu nominato colonnello e partecipò alla prima fase della guerra dei Sette anni (1756-1763). Nel 1758 lasciò l’esercito e intraprese l’attività politica, criticando duramente l’amministrazione inglese. Per molti anni tuttavia dedicò soprattutto le sue energie alle proprie piantagioni; nelle sue terre Washington sperimentò nuove rotazioni e colture; il suo atteggiamento paternalista fece sì che i suoi schiavi godessero di un trattamento umano. Nel 1774, fece parte della delegazione virginiana al I congresso continentale, dove si espresse per l’opportunità di un’opposizione armata. L’anno seguente, quando si riunì il II congresso continentale, la lotta armata contro gli Inglesi era già cominciata e Washington fu nominato capo delle forze rivoluzionarie, diventando in breve il principale animatore e il simbolo stesso della lotta rivoluzionaria armata. Capo di un esercito raccogliticcio, senz’ombra di disciplina, a cui solo con fatica riuscì, con l’aiuto del barone von Steuben, a dare un certo ordine e un qualche spirito militare, alle prese con un organo politico come il congresso, incapace di imporre la propria volontà agli Stati, di cui rifletteva piuttosto gli egoismi particolaristici, e di fornire le armi, gli uomini, il denaro, necessari alla prosecuzione della lotta, Washington dette alla causa rivoluzionaria il contributo di una volontà ferrea, di una costanza inalterabile, di un enorme prestigio personale. Più che uno stratega fu un trascinatore di uomini e la sua grandezza durante la guerra d’Indipendenza deve essere misurata non dal bilancio delle sue vittorie e delle sue sconfitte, ma dal fatto che egli seppe per circa 8 anni tenere unito, di fronte a un nemico militarmente assai più forte, un esercito improvvisato e richiedere a esso sacrifici a volte indicibili, come nel terribile inverno di freddo e fame a Valley Forge (1777-1778). Per questo Washington godette per tutta la guerra la fiducia inalterata del congresso e del Paese e rimase fino alla fine il comandante supremo dell’esercito continentale. Finita la guerra, Washington si ritirò a vita privata dedicandosi all’agricoltura e alla speculazione di terre nell’ovest, ma restò sempre attento alle vicende politiche del Paese. Venuto meno con la pace l’elemento coesivo della lotta contro un comune nemico, l’unione confederale che le colonie si erano date nel 1781 mostrava ora tutta la sua debolezza.
Nel 1787 partecipò alla convenzione di Filadelfia come delegato della Virginia, presiedette con autorità i lavori e avallò infine con la sua firma prestigiosa il “compromesso federale”. Vinta la battaglia per la ratifica della nuova Costituzione la scelta del primo presidente degli Stati Uniti non poteva che cadere su Washington stesso, che fu difatti eletto all’unanimità. Allo scadere del secondo mandato, instaurando una tradizione che durerà fino a F.D. Roosevelt, Washington non volle ripresentare la sua candidatura e si congedò dalla vita pubblica con un famoso “discorso d’addio” in cui esortava i suoi compatrioti a non immischiarsi nella politica europea con celebri parole che costituirono, per un secolo e mezzo, il credo politico dell’isolazionismo americano. Poco prima della morte, allorché si temette che la tensione insorta con la Francia sfociasse in una guerra (1798), accettò ancora di assumere il comando supremo dell’esercito.

Se volete approfondire la vita di George Washington potete farlo sfogliando il 10° volume de La Storia – Dalle grandi rivoluzioni alla restaurazione nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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