187 anni fa: il 9 giugno 1825 muore a Villa Fabbricotti Paolina Bonaparte, sorella prediletta di Napoleone

La divina Paolina ancora oggi riceve splendidamente i suoi amanti nella Galleria Borghese di Roma dove Canova ne ha resa eterna la sovrana bellezza. Nessuno resta deluso dall’incontro galante, come già i suoi ammiratori del passato poterono constatare quanto lei sapesse ricevere, soprattutto nell’intimità.
Attorno alla Venere Vincitrice, impudica e discinta, volteggia la leggenda d’una donna incantevole, insaziabile di piaceri, dissoluta e sfrenata, imperiosa nei desideri. Paolina è viva nella fantasia popolare, vivo è il ricordo dei suoi dolcissimi vizi e del suo magnanimo ventre. Sono i segreti misteri dei suoi amori ad attirare tanto pubblico nel museo del Pincio, che, insieme alla basilica di San Pietro, è uno dei luoghi più frequentati di Roma? Questo accostamento di sacro e di profano non può stupire, perché la sua vita è stata una miscela di paradiso e inferno. In un solo giorno ella si spogliava innumerevoli volte in un’alcova, in una carrozza fuggente o su un prato, ma sapeva anche inginocchiarsi con devozione davanti al vecchio papa Barnaba, il Chiaramonti, che la proteggeva e l’assolveva. Alla stessa maniera, morendo nei principi della fede cattolica e nei più rassegnati sentimenti, le riuscì, col perdono del vituperato marito Camillo Borghese, di far accogliere le sue spoglie terrene nella cripta secentesca di Santa Maria Maggiore, il più solenne dei templi romani dedicato alla Vergine.
Ella è soprattutto ricordata come una donna bellissima e assetata d’amore, che non conosce regole e confini nella voluttà e nella seduzione, nella sua sensualità panica. Molto si è sognato sugli intrighi di corte e di lenzuola, sulle avventure sessuali, sugli eccessi innominabili che hanno avuto per protagonista Paolina, sempre riguardata come una nuova Venere che fa rivivere l’antico mito di Afrodite, la dea che aveva ricevuto dall’Olimpo il compito di fare soltanto all’amore. Ma Paolina non si esaurì in abbracci e baci lascivi. La sua vita si illuminava di slanci di limpida generosità tutte le volte che doveva accorrere in aiuto del fratello, mentre troppo spesso gli altri familiari lo tradivano, assurdamente avvinghiati ai benefici e a quei fragili troni che non potevano non crollare con la caduta dell’imperatore.
Paolina non ha regni da difendere, è felice della sua libertà. Ed è libertà di amare chiunque, di disporre comunque del proprio corpo contro l’esclusivismo dei maschi e le strettoie della morale. E’ libertà di non fermarsi mai troppo a lungo in nessun luogo, in nessuna città, si chiami Parigi o Roma. Vera machine à mouvement va peregrinando da una stazione termale all’altra, da una spiaggia della Costa Azzurra a un borgo montuoso della Provenza, per illudersi di guarire dai suoi mali e per bizzarria. Napoleone intuiva quanto fosse innocuo il delirio psico-motorio d’una sorella inquieta e futile rispetto alle feroci ambizioni e alla sorda rapacità degli altri familiari, capiva quanto fosse degna di umana considerazione quella spregiudicatezza sessuale, nonostante la sfida alla società e alla morale che da essa proveniva.
Certi tratti di Paolina emergono in tutta la loro profondità nel confronto con l’imperatore. Psicologicamente i due si somigliano. Più di tutti in famiglia, Paolina porta impressa nel suo animo e nel fisico l’impronta dei Bonaparte. Ha la stessa grinta di Napoleone, è come lui instancabile, insonne, maniaca dell’ordine minuzioso, accentratrice, combattiva e prepotente. E’ perciò la sorella preferita dell’imperatore, ne è la confidente più segreta, l’amica sincera e disinteressata. Essi sono così vicini e intimi da offrire il fianco alle insinuazioni, e difatti i loro nemici sollevano l’infâme rumeur: parlano senza veli d’incesto.
In realtà Paolina fu la confidente più segreta di Napoleone, e a precisare i contorni di ciò concorre una immagine nuova e inedita della principessa. E’ lei che svolge un’accorta opera di reclutamento di belle dame da introdurre nella frettolosa, ma travolgente alcova dell’imperatore il quale non ha né tempo né voglia di indugiare nei preliminari amorosi. E’ lei che spesso ammanta d’amore gli intrighi internazionali e le manovre spionistiche condotte su commissione del fratello. Paolina, odorosa spia di Napoleone. Le coltri sono sempre state un ideale campo di battaglia degli agenti segreti, e la divina principessa fu su quel terreno un generale imbattibile, superiore perfino al generale Bonaparte. Azioni di spionaggio mediante l’uso dell’alcova furono compiute dalle altre due sorelle di Napoleone, Elisa e Carolina, ma esse agivano per se stesse, nell’assurdo tentativo di rendersi politicamente indipendenti, e non a vantaggio dell’imperatore. Solo Paolina seppe offrirgli tutto, al punto che il suo stesso corpo divenne un canale diplomatico dell’impero.
Elisa fu granduchessa di Toscana, Carolina fu regina di Napoli: due corone di immenso prestigio che avrebbero potuto oscurare la fama di Paolina sul cui capo Napoleone non aveva posto alcun segno del suo potere. Ma esse le furono ben inferiori per sentimenti e sembianze, per numero di amanti. Elisa e Carolina sono passate alla storia, Paolina è salita nella leggenda.

Se volete conoscere meglio la scandalosa vita della duchessa di Guastalla potete farlo sfogliando il libro di Antonio Spinosa Paolina Bonaparte – L’amante imperiale nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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