358 anni fa: il 7 giugno 1654 Luigi XIV viene incoronato re di Francia

Il giorno dopo la morte di Mazzarino, il ventiduenne Luigi XIV convocò nel suo studio privato soltanto tre uomini. Non appartenevano alla sua famiglia, non erano né prelati, né generali, né grandi signori feudali: H. de Lionne, N. Le Tellier e N. Fouquet (ancora non era giunta l’ora di Colbert) erano stati al servizio del cardinale scomparso e la loro nobiltà era alquanto recente. Luigi, senza indugio, li informò che da allora in poi avrebbe regnato da solo, senza nominare alcun primo ministro, e che essi avrebbero dovuto fornirgli il loro parere, quando gliel’avesse chiesto: ne avrebbe tenuto conto o no, a sua discrezione. Nell’ambiente di corte si pensò che questi bei propositi avrebbero lasciato il tempo che trovavano e che il governo assoluto di uno solo, così decretato, era destinato a durare poco. Viceversa, il re continuò a prendere da solo le decisioni importanti; non volle mai attorno a sé più di cinque persone, di natali tutt’altro che illustri; il governo centrale non contò mai più di un centinaio di responsabili effettivi, consiglieri di stato e maître des requêtes, questi ultimi più giovani, una trentina dei quali erano poi inviati nelle province come intendenti. Erano uomini coraggiosi, metodici, di formazione giuridica, senza antenati famosi (le eccezioni non furono più di due o tre), spesso imparentati fra loro, mai poveri, sempre fedeli al sovrano. Erano attorniati da meno di mille fra segretari e avvocati. La maréchaussée, ossia la polizia militare incaricata di mantenere l’ordine nel regno, non era formata da più di duemila cavalieri, anche se non va dimenticato che da un lato l’esercito, e dall’altro l’insieme dei funzionari di giustizia, le fornivano un appoggio più o meno continuo. Dal nostro punto di vista di uomini del sec. XX, questa monarchia, chiamata “assoluta”, sembra essere stata dotata di mezzi molto modesti; ma, allora, si sapeva farli bastare, e non si aveva neppure idea delle nostre elefantiache burocrazie. Il lavoro, del resto non mancava. Luigi XIV scrisse, o fece scrivere, nei suoi Mémoires per l’anno 1661: “Dappertutto regnava il disordine”. Quale disordine?

Se volete approfondire la vita del Re Sole potete farlo sfogliando l’8° volume de La Storia – Il Seicento: l’età dell’assolutismo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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