38 anni fa: il 28 maggio 1974 alle ore 10.00 in Piazza della Loggia a Brescia, durante un comizio antifascista, nascosto in un cestino della spazzatura, esplode un chilogrammo di tritolo causando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 103. L’atto è riconducibile alla strategia della tensione

La mattina del 28 maggio 1974, durante una manifestazione organizzata dai sindacati e dal Comitato antifascista, una bomba esplose sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, provocando otto morti e un centinaio di feriti. L’ordigno era stato collocato all’interno di un cestino portarifiuti e fatto esplodere con un congegno elettronico a distanza. L’attentato, rivendicato da Ordine nero, rappresentò un segno tangibile di come a Brescia la destra radicale, sostenuta da industriali reazionari e dalla nutrita presenza di reduci della RSI, si fosse sempre più rafforzata. Aggressioni e attentati – tra cui lo scoppio di un ordigno nel febbraio 1973 davanti alla Federazione provinciale del Psi – si erano già verificati fin dall’inizio degli anni Settanta. Le settimane precedenti alla strage di piazza della Loggia, poi, erano state caratterizzate da una notevole crescita della violenza: bombe contro un supermercato, contro i negozi, contro la sede della CISL, avvenimenti che avevano suscitato la necessità di scendere in piazza a manifestare. Il lungo impegno investigativo e giudiziario, purtroppo, non portò all’individuazione di alcun colpevole certo. Il processo di primo grado vide, nel 1979, la condanna all’ergastolo per una figura secondaria dell’universo neofascista, Ermanno Buzzi, e una condanna a dieci anni per il suo presunto complice, Angiolino Papa. Poco prima che iniziasse il processo d’appello, Ermanno Buzzi – ormai disposto a collaborare con gli inquirenti – fu strangolato nel carcere di massima sicurezza di Novara, in cui era stato appena trasferito, da due personaggi di spicco della destra eversiva: Pierluigi (Lello) Concutelli e Mario Tuti.
Nel 1982 la corte d’appello assolse con formula piena tutti gli imputati rimasti. Il verdetto, però, fu annullato dalla corte di cassazione. La nuova sentenza d’appello del 1985 confermò nuovamente le assoluzioni, ma con verdetto dubitativo. La sentenza passò in giudicato nel 1987.
Sei anni dopo la nuova inchiesta dei sostituti procuratori De Martino e Piantoni individuò le reali responsabilità di Ordine nuovo e, come per piazza Fontana, della coppia Zorzi-Maggi. Le indagini furono aiutate dalle dichiarazioni rese da Carlo Digilio e da Maurizio Tramonte, informatore dei servizi infiltrato nell’estrema destra padovana.

Se volete approfondire una delle pagine più drammatiche della storia della nostra repubblica potete farlo sfogliando il 23° volume de La Storia d’Italia – Dagli anni di piombo agli anni Ottanta nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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