71 anni fa: il 27 maggio 1941 la nave da guerra tedesca Bismarck viene affondata nell’Atlantico settentrionale

Poco dopo le 19 altri quindici Swordfish decollarono dal ponte della “Ark Royal” e ancora una volta la radio dello “Sheffield” li accompagnò verso l’obiettivo: questa volta la “Bismarck” fu raggiunta e centrata da almeno due siluri, uno dei quali colpì in maniera irreparabile il timone. La corazzata cominciò a girare su se stessa. La notte cominciò a calare mentre alcuni cacciatorpediniere britannici si avvicinavano alla grande nave ferita attaccandola coi siluri ogni volta che era loro possibile. La crociera della “Bismarck” era terminata quando Brest, ossia la salvezza, non distava più di 400 miglia.
Poco prima della mezzanotte dalla “Bismarck” la radio riprese a trasmettere. Era un breve messaggio destinato a Berlino, ma l’ammiraglio Lütjens si disinteressava del fatto che il nemico potesse intercettarlo. Diceva: “Nave non più manovrabile. Combatteremo sino all’ultimo colpo. Viva il Führer!“.
Successivamente si apprese che alcuni sommergibili tedeschi conversero verso il punto in cui la “Bismarck” stava agonizzando, e verso il quale la flotta inglese dirigeva ormai a tutta velocità. Un U-Boot riferì di essersi visto passare la “Ark Royal” a distanza di tiro ma di non aver potuto far nulla poichè aveva terminato la scorta dei siluri.
All’alba giunsero la “King George V” e la “Rodney”. Fu quest’ultima ad aprire il fuoco alle 8,47, l’altra cominciò a sparare un minuto dopo. La “Bismarck” rispose ed alla terza salva colpì la “Rodney”, ma fu il suo ultimo bersaglio. In capo ad una mezz’ora la “Bismarck” era stata ridotta al silenzio; un intenso fumo si levava tutto intorno. Verso le 10,15 la “Rodney” accostò a 4 mila metri e sparò con tutte le sue bocche da fuoco senza che la “Bismarck” fosse in grado di reagire. La grande corazzata era visibilmente colpita a morte, eppure non affondava.
Alle 11 Winston Churchill parlò alla Camera dei Comuni. L’argomento principale era la perdita di Creta, ma il Primo Ministro fu in grado di indorare l’amara pillola ai deputati parlando della “Bismarck” agonizzante sulle acque in burrasca dell’Atlantico. “In questo momento“, disse, “la Bismarck è virtualmente incapace di muoversi…“. Sembrava che i deputati non credessero alle sue parole e Churchill si sentì sconfortato quando si rimise a sedere. In quel momento un commesso gli consegnò un bigliettino che egli lesse con aria stanca, poi saltò su nuovamente in piedi e disse: “Ho ricevuto in questo momento la notizia che la Bismarck è affondata“. Dopo tanto tempo, finalmente una buona notizia!
La corazzata era colata a picco alle 10,40, dopo una bordata di siluri lanciata dall’incrociatore “Dorsetshire”. Col relitto affondò l’ammiraglio Lütjens e gran parte dell’equipaggio. Soltanto un centinaio di uomini poterono essere ripescati.
La notizia dell’affondamento della “Bismarck” fu accolta con sollievo da tutti gli inglesi; i giornali britannici l’annunciarono con titoli di scatola. Essa confermava che il vecchio leone era ancora temibile sul mare e che il Terzo Reich sarebbe stato costretto a faticare per prevalere sull’Atlantico. La paura, tuttavia, era stata tanta. Il sollievo personale del Primo Ministro Churchill traspare dal telegramma che “il vecchio marinaio” inviò il giorno 28 al presidente Roosevelt: “Vi manderò più tardi la vera storia della battaglia con la Bismarck. Era una nave terribile, un capolavoro di ingegneria navale. La sua eliminazione alleggerisce la situazione delle nostre navi da battaglia, perché, altrimenti avremmo dovuto tenere la King George V, la Prince of Wales e le due unità della classe Nelson praticamente immobilizzate a Scapa Flow per vigilare contro una sortita della Bismarck e della Tirpitz, e mentre queste potevano scegliere il momento opportuno, noi dovevamo sempre contare su di una unità di meno per le necessarie revisioni. Adesso è tutt’altra faccenda. L’avvenimento avrà ripercussioni assai favorevoli sui giapponesi. Ritengo che stiano facendo da capo tutti i loro calcoli“.
Da parte sua il presidente Roosevelt aveva valutato correttamente il significato dello spettacolare scontro.
Parlando alla radio il 27 maggio (era il giorno stesso dell’affondamento), il Presidente disse: “La guerra si avvicina ai margini dello stesso emisfero occidentale… La battaglia dell’Atlantico si estende ora dalle acque ghiacciate del Polo Nord al continente coperto di ghiaccio dell’Antartico… Sarebbe un suicidio aspettare finché il nemico si trovasse sulla porta di casa nostra… Noi abbiamo per questo esteso il nostro pattugliamento alle acque dell’Atlantico settentrionale e meridionale“. Ciò significava che l’America aveva raccolto l’invito inglese di cooperazione alla difesa delle rotte oceaniche: gli Stati Uniti erano ormai ad un passo dalla guerra.
Da parte tedesca la fine della “Bismarck” decretò anche la sconfitta del grande ammiraglio Raeder. Pagando con la sua vita e con quella di tutto l’equipaggio l’ammiraglio Lütjens aveva dimostrato quanto tale strategia fosse folle e quanto invece avesse ragione Doenitz a sostenere il primato degli U-boote in questo genere di guerra.
Quanto disastrosa fu questa strategia lo conferma il giudizio degli inglesi. Scrisse Winston Churchill: “In nessun modo Hitler avrebbe potuto impiegare le due gigantesche navi da battaglia più efficacemente che tenendole nel Baltico in pieno assetto di guerra; esse consentivano di spargere, di tanto in tanto, la voce di un’imminente sortita. Noi saremmo stati così costretti a tener riunite a Scapa Flow, o nei suoi pressi, praticamente tutte le nostre nuove navi, mentre egli avrebbe avuto tutti i vantaggi della scelta del momento senza lo sforzo di dover essere sempre pronto…

Se volete approfondire la storia della corazzata Bismarck e le vicende che portarono al suo affondamento potete farlo sfogliando le pagine del secondo volume de La seconda guerra mondiale di Arrigo Petacco nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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