Storia e storie da Matilde di Canossa in poi (parte seconda)

Federico II era a Roma nel 1220 quando firmò documenti che confermavano la proprietà dei territori agli Ubaldini, svincolati dal vassallaggio, confermando e allargando tutte le prerogative già esistenti, il tipo di possesso (assoluto, anche se delegato dall’Imperatore) e tutte le attività economiche da esercitare, nonché l’autorità pubblica e giuridica e tutti i diritti e doveri che da queste discendono, conferendo alla famiglia onore e prestigio grandissimi e ponendoli sotto la sua diretta protezione.
Tra il 1236 e il 1298 la famiglia (sempre più importante realtà del territorio appenninico vicinissimo alla città) ebbe sempre uno o più rappresentanti nel potere ecclesiastico a Bologna. I più importanti furono Ottaviano zio e Ottaviano nipote, e Schiatta. Una curiosità: Ruggeri arcidiacono in carica dal 1261 al 1278, poi passato alla cattedra arcivescovile di Pisa e grandissimo intrallazzatore politico, è colui che Dante mette nel nono cerchio dell’inferno (quello dei traditori della Patria e dei partiti di appartenenza) col conte Ugolino della Gherardesca. In particolare Ottaviano nipote si distinse per la sua politica alquanto disinvolta (e secondo gli antichi cronisti anche eretico, e anche lui presente nell’inferno di Dante, nel sesto cerchio). Viene ricordato per la guida dell’esercito della Chiesa alla Fossalta dove prese prigioniero Re Enzo, figlio di Federico II (lui appartenente ad una famiglia ghibellina). Un momento di crisi ci fu nel 1274 all’epoca della lotta a Bologna tra Geremei (guelfi) e Lambertazzi (ghibellini). I guelfi vinsero e cacciarono tutti i ghibellini dalla città. Dopo diverso tempo e con la concessione a Bologna di alcuni castelli (importanti per il controllo dei valichi e accessi in montagna)e un sacco di soldi in sovrappiù, Ottaviano ottenne il perdono per tutta la famiglia e la iscrisse tutta negli elenchi dei guelfi… Qualche anno dopo, tuttavia, sorsero controversie con Bologna e anche Firenze relative alla presenza minacciosa di uomini degli Ubaldini sulle strade di valico i quali pretendevano pedaggi (che il Comune aveva imposto di non riscuotere più dai i cittadini di Bologna) e minacciavano mercanti e pellegrini. La crisi non venne mai del tutto ricomposta, e molti rami della famiglia degli Ubaldini continuarono a governare pezzi importanti di territorio anche in contrasto con Bologna in diverse fasi della loro storia. La Chiesa, d’altra parte, affidò sempre più potere alla famiglia nemica dei Conti Alberti e dei Da Panico per contrastare la straripante presenza degli Ubaldini in territori così difficili da controllare e spesso in ribellione. Bologna comunque nel corso degli anni si impadronì alla fine di tutta la montagna distruggendo castelli e annientando i feudatari con meticolosità. (segue…)

Fonti: Gli Ubaldini del Mugello nella montagna oggi bolognese del Medioevo di Renzo Zagnoni; Storia & storie della montagna bolognese di Tiziano Costa. Riproduzione da Gustave Doré (il Conte Ugolino e l’Arcivescovo Ruggieri).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Monghidoro e dintorni e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...