216 anni fa: il 28 aprile 1796 viene sottoscritto l’armistizio di Cherasco tra la Repubblica Francese e il Regno di Sardegna; l’armistizio sarà sanzionato il successivo 15 maggio col Trattato di Parigi

L’alba è silenziosa. Napoleone, seguito da alcuni ufficiali, esce dalla casa dove si è insediato lo stato maggiore.
Le strade di Cherasco sono ingombre di vetture e carretti pieni di fieno fresco su cui sono adagiati i feriti. Certi gemono, i monconi sanguinanti. Alcuni soldati sono accasciati sulla nuda terra, la schiena appoggiata contro i muri delle case.
Giunto in fondo a una strada, Napoleone si spinge verso un dosso da dove può dominare il paesaggio. Le colline e gli affluenti del Tanaro e dello Stura sono coperti di una nebbia azzurrognola. In un campo sono allineati dei cadaveri. Uomini curvi li frugano come sciacalli, e quando si rialzano hanno tra le braccia sciabole e sacche piene di munizioni. Ciò che è giunto alla fine, ciò che è morto, non esiste più. Importa solo quel che resta da fare.
Risale rapidamente verso la sede dello stato maggiore. Le parole gli si affollano nella mente. Ci sono stati morti, feriti, disertori, razziatori, vigliacchi, battaglioni sopraffatti dal panico, saccheggiatori che sono stati fucilati. Una realtà sanguinosa e piena di fango.
Si ferma un attimo davanti a un carretto dove tre uomini feriti, addossati uno all’altro, stanno agonizzando. Erano dei vigliacchi, colpiti alla schiena? Ladri sorpresi da un ufficiale e condannati? Oppure eroi? Chi lo sa?
Entra nel suo alloggio.
Comincia a dettare a Berthier il proclama che gli ufficiali dovranno leggere di fronte alle truppe, e che sarà stampato e distribuito a tutti.
Questo proclama diventerà la verità di quei giorni di battaglia. Non ci sarà mai altra verità all’infuori di quella:

Soldati! In quindici giorni avete riportato sei vittorie, avete preso ventuno bandiere, cinquantacinque pezzi d’artiglieria, numerose piazzeforti, avete conquistato la parte più ricca del Piemonte… Privi di tutto, avete affrontato tutto; avete vinto battaglie senza cannoni, attraversato fiumi senza ponti, compiuto marce forzate senza scarpe, bivaccato senza acquavite e spesso senza pane. Le falangi repubblicane, i soldati della libertà erano gli unici in grado di sopportare quello che voi avete sopportato. Ve ne rendiamo grazie, soldati! Eppure, soldati, è come se non aveste fatto nulla, perché molto vi rimane ancora da fare.

Poi si china sul tavolo dove sono sempre dispiegate le mappe. Segue col dito le linee che si disegnano nella sua mente, e che, lui lo sa, è il solo a intuire, a prefigurare. Gli austriaci di Beaulieu sono là, dove finisce il suo dito.
– Domani… – inizia.
Si ferma, con un gesto invita Berthier a prendere appunti per il Direttorio.
– Domani marcerò su Beaulieu, lo obbligherò a guadare di nuovo il Po, subito dopo attraverserò il fiume, occuperò tutta la Lombardia; entro un mese spero di essere sulle montagne del Tirolo, d’incontrare l’Armata del Reno per combattere insieme in Baviera.
Tutto è ancora da fare.

Questo brano è tratto dal libro Napoléon – La voce del destino, il primo dei quattro volumi che Max Gallo ha dedicato alla vita di Napoleone Bonaparte. Se volete perdervi nelle imprese del grande condottiero potete trovare tutto quello che cercate nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 18° secolo, Epoca napoleonica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...