3196 anni fa: il 24 aprile 1184 a.C., secondo la tradizione, gli antichi greci entrano a Troia servendosi di un finto cavallo

Via, dunque, siegui, e l’edifizio canta
Del gran cavallo, che d’inteste travi,
Con Pallade al suo fianco, Epéo construsse,
E Ulisse penetrar feo nella rocca
Dardania pregno, stratagemma insigne!
Degli eroi, per cui Troja andò in faville.
Ciò fedelmente mi racconta, e tutti
Sclamar m’udranno, ed attestar, che il petto
Di tutta la sua fiamma il Dio t’accende.
Demodoco, che pieno era del Nume,
D’alto a narrar prendea, come gli Achivi,
Gittato il foco nelle tende, i legni
Parte saliro, e aprîr le vele ai venti,
Parte sedean col valoroso Ulisse
Ne’ fianchi del cavallo entro la rocca.
I Troi, standogli sotto in cerchio assisi,
Molte cose dicean, ma incerte tutte.
E in tre sentenze divideansi: o il cavo
Legno intagliato lacerar con l’armi,
O addurlo in cima d’una rupe, e quindi
Precipitarlo, o il simulacro enorme
Agli adirati Numi offrire in voto.
Questo prevalse al fin: poichè destino
Era, che allor perisse Ilio superbo,
Che ricettata nel suo grembo avesse
L’immensa mole intesta, ove de’ Greci,
Morte ai Troi per recar, sedeano i Capi.

Questo brano è tratto dal libro ottavo dell’Odissea. Se volete continuare a leggere l’opera omerica il volume potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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