103 anni fa: il 22 aprile 1909 nasce a Fucecchio il giornalista, saggista e commediografo italiano Indro Montanelli

“Vedi – raccontava Montanelli – si comincia a morire o dalla testa o dai piedi. Dopotutto io sono fortunato anche se il bastone mi dà noia e adesso sono costretto ad usarlo anche in casa.” Noi lo ascoltavamo senza dargli eccessivo credito. L’affetto e la paura insieme sono un forte anestetico della morte. La allontanano, la esorcizzano. Danno alla vita una insolita e artificiale ebbrezza. Forse, dicevo ai miei colleghi, ci eravamo illusi che Indro fosse immortale. E quando, a fine giugno, la sua collaboratrice e assistente di sempre Iside Frigerio venne nel mio ufficio chiudendo, fatto insolito, la porta alle sue spalle, io ascoltai senza eccessiva preoccupazione. “Montanelli andrà in ferie prima quest’anno.” Il viso era preoccupato. Ma non ci feci molto caso. Iside è spesso preoccupata. “Bene, si riposerà di più, riprenderà a settembre.” Intanto, pensai, io gli chiederò qualche fondo sugli argomenti e i personaggi che più lo incuriosiscono, lo appassionano o, meglio, lo indignano. Ne ero sicuro. Invece no, il suo ultimo fondo è stato quello del 19 giugno (Il Sovrano Candidato, su Simeone di Bulgaria); la Stanza dell’arrivederci, nella quale discorreva con Giuseppe Tamburrano, ancora una volta con passione, delle sorti del socialismo italiano si è trasformata in quella dell’addio; era il 4 luglio. L’ultimo pezzo, il suo necrologio, è apparso il 23, un capolavoro, quasi beffardo, di imprevedibile sintesi giornalistica.
A pochi mesi dalla morte non saprei dire se è passato tanto o poco tempo. Ma rileggendo le nuove e ultime Stanze che compongono questo volume si ha la sensazione che tutto si sia fermato. L’attualità scorre viva fra le righe. Indro scrive, commenta, scuote la testa, allarga le braccia, sorride. Vive. Sul Corriere gli abbiamo riservato una Piccola Stanza (chiedendo scusa per lo spazio angusto) che raccoglie osservazioni, spunti, note controcorrente di quello che è stato un grande testimone del Novecento, ma leggendo questo volume il lettore potrà assaporare tutto il Montanelli autentico, vibrante, sapido, diretto. Potrà gustarselo in piccole dosi, la sera prima di dormire. Brevi ritratti, incontri, polemiche, battaglie di civiltà. Come l’ultima, quella sull’eutanasia, che avrebbe voluto praticare su se stesso, quando sentiva che la morte gli saliva dalle gambe, come un fastidioso formicolio, senza mai raggiungere la testa. Quella non è mai morta. E non l’avrebbe potuta uccidere nemmeno lui. Il vero Indro è qui, in tante altre opere, sul Corriere e nei ricordi di tutti coloro che l’hanno amato. Anche detestandolo.

Quella che avete letto è la prefazione scritta da Ferruccio De Bortoli per il libro Le nuove stanze, una raccolta di lettere pubblicate sul Corriere della Sera fra il 1998 e il 2001, l’anno della scomparsa di Indro Montanelli. Questo volume, come molti altri del grandissimo e indimenticato giornalista italiano, potete trovarlo nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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