222 anni fa: il 17 aprile 1790 muore a Filadelfia lo scienziato e politico statunitense Benjamin Franklin

A 12 anni entrò, per le disagiate condizioni familiari, come apprendista nella tipografia del fratello James. Nel 1723 si trasferì a Filadelfia, che divenne sua patria di elezione. Qui, dopo aver anche soggiornato e fatto pratica per due anni in Inghilterra, cominciò a lavorare in proprio. In tutti questi anni Franklin si era venuto facendo, con instancabili letture, una cultura vasta anche se disorganica: fu un geniale autodidatta. Presto intraprese anche l’attività di pubblicista. A partire dal 1732 cominciò a pubblicare il suo famosissimo “Poor Richard’s Almanack” (“Almanacco del povero Riccardo”), un repertorio di massime, che per 25 anni sarà la lettura più diffusa, dopo la Bibbia, nella società coloniale americana. Franklin si affermò rapidamente negli affari. “Ricordati che il tempo è denaro”, così cominciano i suoi Suggerimenti necessari per quanti desiderano diventare ricchi (1736); anche questa semplice frase contribuì alla sua fama.
Si mise in luce anche per il suo spirito civico e per le sue iniziative di interesse pubblico. A lui si dovette, fra l’altro, l’istituzione della polizia urbana e di un servizio volontario di vigili del fuoco; le iniziative per l’illuminazione, la pulizia e la pavimentazione delle strade.
Particolarmente importanti furono le sue ricerche di elettrologia, con i suoi celebri esperimenti e le sue invenzioni: l’identificazione del fulmine come fenomeno elettrico e l’ideazione del parafulmine. Ma non vanno trascurati i suoi studi di fisica del calore (nel 1742 ideò una stufa che divenne celebre), di ottica (inventò le lenti bifocali), di medicina, di meteorologia, di oceanografia.
Nel 1748 lasciò nelle mani di un socio la conduzione pratica della tipografia, con il programma di dedicarsi a questi studi prediletti. Fu invece l’attività pubblica che, di lì a pochi anni, doveva occuparlo interamente. Nel 1757, inviato a Londra come agente speciale dell’assemblea della Pennsylvania, iniziò la sua eccezionale carriera diplomatica. Tornato a Londra nel 1764, agli inizi della disputa tra madrepatria e colonie, egli divenne “una specie di ambasciatore straordinario delle colonie”. Il suo rientro in patria nel 1774 avvenne quando ormai il contrasto stava precipitando in lotta aperta.
Franklin ebbe una parte di primo piano nelle vicende di quegli anni: membro del secondo congresso continentale fu tra gli estensori e tra i firmatari della dichiarazione d’Indipendenza (1776), dopo la quale negoziò inutilmente con il generale Howe una soluzione pacifica del conflitto. Nel 1777 fu inviato ambasciatore a Parigi, dove divenne in breve protagonista dei salotti culturali e mondani della capitale francese. A suo merito va ascritto il crescente favore accordato dal governo francese alla causa rivoluzionaria e, dopo la vittoria di Saratoga, la firma del trattato di alleanza con la Francia. Nel 1783 fu tra i firmatari del trattato di pace con la Gran Bretagna, che sancì l’indipendenza delle colonie. Nel 1785 tornò in America e fu nominato presidente del consiglio esecutivo della Pennsylvania. Nel 1787 prese parte ai lavori della convenzione di Filadelfia, dove fu protagonista una nuova generazione di uomini politici, composta da Hamilton, Madison, Wilson; tuttavia la presenza di prestigiose figure, come la sua e quella di Washington, contribuì molto al fortunato esito della stessa. Franklin sostenne l’impostazione “nazionale” (ossia unitaria) della nuova Costituzione pur distinguendosi per l’ispirazione schiettamente democratica. Dopo aver contribuito grandemente a far adottare la nuova Costituzione conservò fino al 1788 la presidenza del consiglio della Pennsylvania.
Combattè l’ultima sua battaglia politica contro la schiavitù, a testimonianza di una fede democratica affinatasi e perfezionatasi sempre più con gli anni.

Se volete approfondire l’incredibile vita di Benjamin Franklin potete farlo sfogliando le pagine del 10° volume de La Storia – Dalle grandi rivoluzioni alla restaurazione nella biblioteca dell’Antica Frontiera.

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